Stress test

Annabaldo

La coach

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Intervistare una coach come Katiuscia Baggio è un’occasione per ricevere una carica di energia, pur toccando argomenti spinosi, come gli effetti di una comunicazione spesso improvvisata. L’intento, in ogni caso, resta di desumere alcuni principi da esportare nelle nostre vite quando saranno ripristinate le condizioni di normalità che oggi sono presenti solo a macchia di leopardo.

Viviamo in uno stress test della comunicazione

e purtroppo non possiamo avvalerci della libertà di stare in un laboratorio, perché il tutto è drammaticamente reale. Anche in questo caso, ho preso appunti che permettono di tracciare alcune linee guida che spero possano essere utili alla nostra leadership.

Parlare di cambiamento in questo periodo è fondamentale e allo stesso tempo arduo. Il cambiamento va desiderato, progettato ed esercitato; è un percorso lungo. Cose per nulla scontate, e difficilmente verificatesi nella situazione di grave emergenza che si è abbattuta su tutti, a partire dai leader.

La parola chiave, anche in questo caso, è “consapevolezza”. La domanda da porsi è “Perché comunico in questo modo?”. Lo stress è a livelli altissimi, quando si comunica in emergenza. È sotto stress il leader, che deve a sua volta gestire lo stress e le paure di altri.

Quello che nelle neuroscienze è chiamato Sistema 1 – il sistema di pensiero automatico, funzionale a reagire allo stimolo di paura e aggressione in modo immediato e automatico – è molto forte, proprio perché ci troviamo in un contesto in cui si gioca la nostra stessa sopravvivenza, situazione per cui il Sistema 1 si è sviluppato nella nostra specie, assicurandone la continuità. Governarlo non è certo cosa spontanea, perché le paure ataviche rispuntano prepotenti.

Chi si trova in posizione di leadership deve prendere consapevolezza, prima di tutto, delle proprie paure.

Più che in altri casi, comunicare significa convincere, chiedendo di condividere una visione comune, anche se questa viene imposta dalle condizioni esterne. La differenza la fa la capacità di motivare le scelte che vengono compiute.

Come comunica, dunque, il leader?
Piccola digressione, solo una battuta d’arresto. La domanda posta così forse fa solo metà del suo servizio: il punto non è tanto far scuola di comunicazione a chi si trova nel ruolo di leader, quanto piuttosto instillare almeno il dubbio, e il desiderio di riflessione, in ciascuno di noi. Rovesciamo la frase e pensiamo: come posso comunicare se voglio ispirare gli altri e condurli verso una soluzione condivisa (ovvero essere leader)?

Semplifico all’osso, puntando su due concetti chiave.

  • Bando ai giudizi. Colpevolizzare i comportamenti provoca chiusura nell’altro, facendo sì che il mio insegnamento (o messaggio) non venga accolto. Il giudizio è il contrario della persuasione, nutrirà la frustrazione, remando contro ad ogni sorta di integrazione e anzi favorendo la contrapposizione tra le persone, tra punti di vista e tra comportamenti.
  • Il leader deve saper gestire le proprie emozioni, in primis paura e rabbia, per non farle percepire causando risposte parimenti aggressive. Tutto questo non si pensi che sia innato. Al contrario, va appreso e allenato. Se la via più facile pare essere raccogliere i consensi spontanei, anche con una comunicazione aggressiva, la modalità più efficace sarà invece quella che stimola la collaborazione, un coinvolgimento ampio di fronte ad una sfida che è e va percepita come comune.

Alla fine di questa intervista non ho stelle da rivedere nel nostro cielo, quanto piuttosto un interrogativo che ci mette di fronte ad un’ulteriore sfida: quanto desidero cambiare, e quanto sono disposto a faticare per migliorare?