Musica di pace. E perché no?

Musica di pace. E perché no?

La vera storia del concerto di poesie sacre dell’Islam e musica della tradizione cristiana dei Cantori di Santomio

“Il mondo ha un grande bisogno di bellezza e di amore”. Da questo nasce l’idea di un concerto di musica e poesia che avvicini i vicentini delle diverse tradizioni e delle comunità cittadine, toccando i temi universali che appartengono a tutti.
“Musica di pace – Concerto di poesie sacre dell’Islam e musica della tradizione cristiana” si terrà domenica 16 ottobre, alle ore 20.45 nel Salone d’Onore di Palazzo Chiericati. Il concerto, ad ingresso libero, è promosso dal Comune di Vicenza (assessorato alla comunità e alle famiglie e assessorato alla crescita), in collaborazione con “I Cantori di Santomio”, con il Centro Culturale Islamico “Ettawba” e con il Centro Ecumenico Eugenio IV.

Ma come è iniziata questa avventura? Per una volta dirò (quasi) tutta la verità, nient’altro che la verità.
Era luglio, nei giorni di Ramadan, il mese sacro per i musulmani. La sera tardi, tornando dalle prove di coro (verso mezzanotte, a occhio e croce), dalla strada, finestre aperte per il caldo, mi capita di sentire il vicino di casa pregare. E’ una sorta di cantillatio, una melodia che si muove appena, a sostegno della preghiera. Nel silenzio totale della notte, quella voce pacata e continua mi commuove. Un’altra sera ho sentito anche la voce della moglie (in risposta alla mia domanda se quella preghiera domestica fosse appannaggio solo degli uomini). Dai social network vedo i musulmani farsi gli auguri nell’inizio del Ramadan e penso: e noi, perché non facciamo un omaggio a loro che celebrano un periodo forte dell’anno con parole di pace e di amore fraterno? E perché no?

La mia prima confidente è Romina Gobbo, giornalista esperta di Medio Oriente che ha lanciato un suo progetto online per la diffusione della conoscenza di quella cultura presso gli italiani. Il suo canale You Tube si chiama Script and Click e ogni settimana presenta una puntata della trasmissione “L’incontro degli amici”. Conoscere è il primo passo per capire, per avvicinarsi. La musica, secondo me, è un veicolo molto potente per incontrarsi. Quindi di nuovo “perché no”? E si va avanti, tastando il terreno (in area religiosa cristiana e musulmana della città). L’idea piace, pare a tutti, si coinvolge l’assessore a Famiglia e Comunità (Isabella Sala) e quello alla Cultura (il vicesindaco Bulgarini D’Elci), dato che di un concerto si tratterà. Incontro i responsabili del Centro culturale islamico Ettawba di Vicenza, che non conoscevo. Inaspettatamente, arriva la proposta: e perché non cantiamo insieme? E perché no? dico io. Solo non sarà facile condividere i repertori. Andiamo verso la forma, frequentatissima per altro, della rassegna corale: condividiamo il concerto, ognuno cantando i propri brani. Così da dono diventa scambio.

Mi si chiede: cosa vorresti? E qui oso, e sparo alto (riscrivendo il detto in “chiedete e sparate alto”) perché al massimo mi si dirà di no. E invece mi va dritta, e mi concedono un palazzo strepitosamente bello di Vicenza, il Chiericati. Dobbiamo invitare concittadini che non ci sono mai stati, apriamo il/uno dei salotti buoni! E perché no? Il Chiericati arriva. Felicità.

La mia amica Daniela Padovan leggerà i testi in Italiano, il cantore del Centro islamico leggerà traduzioni dei nostri canti in arabo. I testi sono stati tradotti anche dall’italiano aulico ad uno più corrente. Mi sono accorta che le versioni dal latino all’italiano sono davvero poco comprensibili.

Piace a tutti ma non è figlio di nessuno, questo concerto. Tra il dire e il fare… ci sta il fare, come mi è già capitato di sostenere in passato. E così mi butto a capofitto, cercando con goffaggine di muovermi tra i meandri della PA, che ha logiche a me estranee (e non sono convinta che non siano migliorabili), di fare da centralino tra i molti soggetti che un passo alla volta si sono avvicinati a questa idea. I tempi, da larghi sono diventati strettissimi, perché le fasi preliminari si sono mangiate mezzo calendario. E così si va in corsa, si cercano scorciatoie (prima fare poi pensare). Commetto un errore fondamentale, una lezione pesante che ora valorizzo, come un cespite per il futuro: mai partire senza aver puntualizzato il “chi fa cosa”, e in che tempi. Può sembrare banale, ma vi assicuro che nella bolgia degli eventi ci mette niente a passare in secondo piano. Non accadrà più.

Manifesto – chi fa il manifesto? Avete un manifesto? Come non avete un grafico in Comune? E la stampa e le affissioni? E vabbè. In qualche modo si esce. Per le affissioni la squadra è formata da me e da mia nipote Matilde (anni 11), che ho trascinato in questa avventura, al limite del legale, pare … Che bella mattinata, passata insieme per il centro di Vicenza a cercare dove poter lasciare la locandina! La Conferenza stampa, a riprova che l’evento è promosso dal Comune, viene ben gestita dal loro ufficio stampa, e io sono rilassatamente ospite. E infatti va alla grande. Ottimo. I titolisti ci mettono fantasia, ma gli articoli escono bene, e io posso finalmente pensare a cantare (eufemismo, perché anche dal coro hanno diverse esigenze: dove di cambiamo – a che ora arriviamo – possiamo visitare il museo? Pedane? non abbiamo pedane, portatele voi. Noi? Ci portiamo i gradini? Di solito li troviamo, in chiesa). Invece no. Ci sono le pratiche SIAE, che competono all’organizzatore. E intanto è venerdì, ore 12.30. E chi è stavolta l’organizzatore? Io, a quanto pare. Fatta anche questa. Non felicemente, ma fatta.

Scrivo fino a qui di sabato, prima del concerto. Ora quel che è fatto. Ma verrà gente? Abbiamo fatto promozione? Avranno ragione i nostri detrattori, quelli che “tanto non piace, tanto non interessa. Se ne vengono 10 (di musulmani, cioè quelli a cui non interesserà) saranno tanti”? Non lo sapremo fino a domani sera.

Lunedì mattina.
Alcuni amici sono rimasti fuori. Alle 20.40 la sala era stracolma, con gente in piedi. Più di così non si può. Purtroppo, dico io, il successo della proposta si misura anche così. Il pubblico eterogeneo, come si voleva. Le facce felici, da parte di tutti. L’assessore Sala presente, era importante e ha valorizzato il tutto (rinunciando ad altri incarichi, per noi). Oggi aspetto i commenti.

Ieri sera è andato tutto bene, la partecipazione entusiasta dei musulmani (a cui la musica piace, e molto!) ha fatto sì che ci fossero diverse sorprese, una più gradita dell’altra: il cantore è un ragazzo amabilissimo, che canta a meraviglia. Ad ascoltarlo intonare Adhan si sarebbe stati per ore. La poesia è stata cantata da lui con quattro bambini (maschi e femmine) carinissimi e felici. Hanno fatto riprese video e foto (quelle che mancano sempre, ai concerti!) e ci hanno coperti di complimenti alla fine. Il loro giovanissimo presentatore è stato bravo: passata l’emozione delle prove, poi pareva un consumato presentatore di concerti (ma come ha fatto?).

Finale

Canto finale, a sorpresa, dal fondo della sala

Dal mio punto di vista, super personale: per la prima volta, inspiegabilmente, ho cantato con accanto due amiche storiche. Daniela che declamava i testi in italiano, e Romina nel pubblico (che filmava… vedremo cosa ne farà) e che non ha mai smesso di promuovere l’iniziativa (oltre che sopportare le mie rampogne nella lunga fase preparatoria). Un bel pezzo di famiglia nel pubblico, compresa Matilde che ha “debuttato” così ai miei concerti, nonostante l’orario.

I complimenti sono rivolti a tutto il coro, entusiasta della situazione. Ci contavo, perché conosco le persone splendide che due volte a settimana, per due ore, e poi in concerto, si mettono in riga (in due righe, per la verità) e danno vita a quella magia che la voce può fare. Ecco, oggi sono soddisfatta.

Alla prossima? Anche no, se devo dire tutta la verità. Troppa fatica, troppa mia incapacità di sopportare signorilmente le angherie. Ancora mi arrabbio, accidenti a me! La mia caparbia ha reso possibile tutto questo, e non lo dico con merito. Ovvero, da una parte posso essere orgogliosa, anche se non oso espormi (come mi rimproverano gli amici) perché è come se l’avessi fatto a mano, questo concerto, che è molto più di un concerto.
Dall’altra no, non si fa così. Non ha senso che ci siano lacci e lacciuoli che, ad assecondarli, avrebbero fatto naufragare il tutto, almeno mille volte. Non ha senso che, tutti contenti e fieri della cosa, non si trovino dei fondi per le spese vive di dimensione ridicola, se rapportati alla collettività, e che questi ricadano su una sola persona. E’ una questione vile, lo ammetto, ma resta come nota a demerito del tutto.

Written by

More posts by:

Comments are now closed.